IL TERREMOTO DEL 1805

Il terremoto del 26 luglio 1805 ha lasciato profonde tracce nel territorio molisano (ci furono più di 5.000 morti, di cui 518 a Frosolone).

A testimonianza di quel drammatico evento, riportiamo le note di Gabriele Pepe e di Pietro Coletta (patriota napoletano):

"Un caldo torrido prosciugò parecchi fiumi. Suscitassi un vento furibondo che si andiede rinforzando per qualche minuto intorno alle otto, ma cessò interamente intorno alle ore due. Tutto era silenzio, come se la Natura avesse fatto una pausa. Succede il primo urto verticale allorché tre successive scosse ondulatorie più gagliarde e veementi. Gli edifizi furiosamente agitati si stritolarono, si aprirono e piombarono, sconquassati con fragore indicibile. Altre due scosse alle tre e alle cinque italiane. Videro con istupore svilupparsi dal seno della terra due specie di fuochi. La sommità del monte di Frosolone comparve tutta accesa. A Frosolone notai avanzi di embirici, travi, tavole, mobili domestici ed altro. Furono rinvenuti la povera signora Colavecchio con il marito signor Giordani, sposi giorni prima, e abbracciati e morti. Le vittime totali furono 5611 di cui 518 a Frosolone con 46 feriti".

Aggiunge il Colletta:

"Il terreno fesso a rete, e in certi luoghi tanto ampiamente che subissò in voragini; uscivano dai fessi fiamme lucenti, e la cima del monte di Frosolone brillava quasi ardente meteora. Gli abitanti di quella infelice regione avevano sentito nel mattino del 26 straordinaria bassezza e puzzo come di zolfo, noioso all’odorato ed al respiro; videro alle ore quattro dopo il mezzogiorno annubilato il cielo, e correre i nugoli come turbine impetuoso li spingesse, mentre che in terra nessun vento spirava benché leggerissimo ma col cader del sole si alzò fiero aquilone che poi cedé allo scoppio del tremuoto mutandosi a spaventevole rombo. La prima scossa fu leggiera e da pochi avvertita ma succederono tra altre nel breve tempo di venti secondi, furiose, crescenti, produttrici delle rovine e dei guasti che ho accennato".

 

.. da altri siti:

Il Vesuvio durante l’eruzione del 1805.

La figura riportata mostra la lava che si riversa in mare.

Una certa quantità di lava si versò in un pozzo e produsse un effetto simile all’apertura di una nuova bocca di eruzione.

Per colmo di sventura nello stesso anno 1805 avvenne un terremoto di notevole intensità (detto dai napoletani terremoto di S. Anna) nella stessa area vesuviana, con epicentro Isernia.

§  §  §

… Il 26 luglio 1805, nel terremoto che coinvolse la Campania e il Molise fu vista, simile ad una trave, sollevarsi dalla zona di Bojano, sorvolare tutto il territorio fino a Isernia e qui precipitare contro un muro di rinforzo producendo un foro ovale lungo 16 palmi per 8 (circa 4 metri per 2 metri). La sera seguente il terremoto (27 luglio), nella zona di S.Giorgio (Benevento) fu osservata in cielo una trave infuocata luminosissima, dalle dimensioni apparenti di 100 palmi per 1 (circa 25 metri per 0,25), velocissima nel suo moto, si dileguò lasciando dietro a sé una leggera scia di colore mutevole (cangiante). …